Il dono dell’aquila
“Cosa fai lì seduto, solo, in cima alla montagna?”
Ho fatto una gran fatica a raggiungere la cima e ora mi godo un po’ di pace, finalmente! Sono sicuro di non incontrare nessuno quassù.
“Ti danno fastidio i tuoi simili?”
Si, molto! Non voglio vedere nessuno, anzi, voglio che si dimentichino di me. I miei simili non mi piacciono più; troppi disastri, troppa cattiveria e stupidità, ho deciso di abbandonarli definitivamente, in cima a questa montagna non potrò essere raggiunto e sarà una ben netta separazione. Ho bisogno di pace!
“Penso che sei venuto fin quassù per crearti una nuova illusione.”
Ho fatto bene i miei conti; sono lontano da tutti, non c’entro più nulla con loro e nessuno potrà mai farmi cambiare proposito. |
“Non potresti attuare questo proposito nemmeno su di un’isola sperduta e dimenticata nell’oceano.”
Perché?
“Perché esisti! Fai parte della vita e ne dipendi come essa dipende anche da te. Se anche tu fossi legato in modo da impedire ogni movimento al tuo corpo, la tua anima continuerebbe ad agire, ed ancor prima il tuo spirito. Vivresti comunque l’azione delle anime e dei pensieri dei tuoi simili, e dell’anima e dello spirito dell’intera Vita in ogni cellula del tuo essere. Non fuggire, scegli invece di compiere una azione reale.”
L’aquila continuava a volare sopra la cima della montagna e quell’uomo si alzò, cominciando a scendere verso la valle, verso i suoi simili. Dopo alcuni passi si fermò, alzò le braccia verso l’alto dicendo: “Grazie, aquila maestosa, mi hai salvato, e ti riconosco come un essere sacro.”
L’aquila si abbassò verso l’uomo in modo da incontrare il suo sguardo, e quando furono abbastanza vicini si vide un lampo luminoso partire dagli occhi dell’aquila. Partì un lampo luminoso anche dagli occhi dell’uomo. Erano fatti della stessa luce.
L’altalena
C’è un bambino che gioca sull’altalena; sorride soddisfatto del suo piccolo volo aggrappato alle catenelle del seggiolino, e guarda la mamma seduta con altre mamme in tranquilla conversazione. Il bambino, ogni tanto si ferma e scruta coi suoi luminosi occhi quelli della mamma, che sorride all’incrociarsi ed esprime un vero grande amore, anche coi cenni gentili della mano.
Cosa dicono gli occhi di un bambino specchiati in quelli della mamma? Chiedono!
Cosa dicono gli occhi di un figlio specchiati in quelli della madre? Chiedono!
Chiedere alla madre è come porre domande alla vita, che poi è vento, e poi è mistero.
La mamma continua a conversare tranquilla e il bambino si lascia andare alla gioiosa caduta dallo scivolo, e i piedi sicuri toccano la terra; poi è una corsetta, un salto, una capriola, e poi una farfalla s’è posata sulla margherita e ronzano le api sull’albero fiorito.
Sacro è giocare col mistero della vita.
Il bambino è ancora fragile, ha bisogno di imparare e c’è chi l’aiuta; ma anche la mamma è fragile, ha bisogno di vivere e c’è chi l’aiuta.
Cosa dicono gli occhi dell’amato specchiati negli occhi dell’amata? Più non chiedono quando hanno trovato, e questo è sacro. |
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